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RELAZIONE DEL COLLEGIO DEI QUESTORI

  Onorevoli Colleghi ! – Il bilancio di previsione per l'esercizio 2014, con l'unito bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016, è stato deliberato dall'Ufficio di Presidenza, su proposta del Collegio dei Questori, in esito ad un percorso segnato da decisioni particolarmente rilevanti, che consentono oggi di sottoporre all'Assembla un quadro migliorativo rispetto a quello, già positivo, definito per il triennio precedente.
  Tale percorso ha rappresentato del resto lo sviluppo coerente dell'indirizzo, perseguito da tempo dalla Camera nell'esercizio dell'autonomia che la Costituzione le riconosce, di un sempre più rigoroso contenimento della spesa di funzionamento, obiettivo in vista del quale anche gli organi di direzione politica della XVII legislatura hanno profuso un impegno determinato che ha già prodotto risultati concreti. Su questo contesto si è venuta ad innestare la sollecitazione, rivolta di recente dall'Esecutivo agli organi costituzionali, nel senso di un loro contributo attivo alle misure di razionalizzazione della finanza pubblica contenute nel decreto-legge n. 66 del 2014. A fronte di tale sollecitazione, il Collegio dei Questori ha ritenuto più logico attendere il consolidamento del testo del decreto-legge, convertito in legge il 18 giugno 2014, in modo da valutarne adeguatamente le possibili conseguenze sul piano della politica di bilancio dell'Istituzione parlamentare nel medio periodo e da sottoporre all'Ufficio di Presidenza, prima, e all'Assemblea, successivamente, un quadro finanziario costruito su elementi conoscitivi quanto più aggiornati e attendibili.
  I dati maggiormente qualificanti dell'equilibrio di bilancio per il triennio 2014-2016 determinato sulla base del contesto testé descritto possono essere sintetizzati nei termini che seguono:
   la dotazione resta fissata nella misura di 943,16 milioni di euro, oltre che per gli anni 2014 e 2015, anche per l'anno 2016; ciò determina un risparmio di ulteriori 50 milioni di euro per il bilancio dello Stato, che si aggiungono ai 150 milioni conseguiti nel triennio 2013-2015 grazie al taglio della dotazione di 50 milioni annui rispetto all'ammontare del 2012;
   nel 2014, per il terzo anno consecutivo, si registra una riduzione della spesa di funzionamento rispetto all'anno precedente, nella misura di 17,7 milioni di euro (l'1,68 per cento in meno), riduzione più consistente rispetto all'andamento in diminuzione già evidenziato nelle proiezioni relative al triennio 2013-2015 (- 0,59%); la spesa di funzionamento prevista per il 2014 è inferiore a quella del 2007;
   anche la spesa prevista per il 2016 viene ricondotta alla dinamica segnata negli ultimi esercizi grazie all'adozione di un insieme di misure di contenimento particolarmente consistenti, che saranno di seguito illustrate;
   sempre nel 2014, la Camera dei deputati restituisce al bilancio dello Stato la somma di 28,3 milioni di euro, in tal modo concorrendo ampiamente, nell'esercizio della propria autonomia costituzionale, al contributo di 50 milioni di euro complessivi che gli organi costituzionali sono chiamati ad assicurare al bilancio dello Stato per il 2014, in proporzione alle rispettive dotazioni finanziarie, ai sensi dell'articolo 17 del decreto-legge n. 66 del 2014, nel testo risultante dall’iter di conversione;
   in termini di cassa, la spesa sostenuta dal bilancio dello Stato per il funzionamento della Camera dei deputati nel 2014 sarà inferiore di 78,3 milioni di euro rispetto al 2012 (50 milioni di euro di minor dotazione e 28,3 milioni di euro di restituzione); ove si considerino la riduzione della dotazione operata già nel 2013, sempre nella misura di 50 milioni di euro, e la restituzione al bilancio dello Stato di 10 milioni di euro realizzata in quell'esercizio, la Camera fa risparmiare al bilancio dello Stato 138,3 milioni di euro in due anni, liberando risorse che possono essere destinate al perseguimento di altri obiettivi di pubblica utilità.

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  Il quadro finanziario testé esposto potrà migliorare ulteriormente, con particolare riferimento alla spesa prevista per il 2015 e il 2016, nel momento in cui andranno ad effetto le decisioni in materia di locazioni immobiliari e di retribuzioni del personale dipendente, su cui gli organi di direzione politica stanno profondendo uno sforzo particolarmente intenso. Si tratta di problematiche assai complesse, la cui soluzione richiede un'istruttoria ampia e approfondita. Ogni decisione in proposito coinvolge infatti una molteplicità di fattori ed è comunque destinata a modificare in modo significativo le modalità del lavoro quotidiano nella nostra Istituzione.
  Per ciò che attiene al settore delle locazioni immobiliari, nella riunione del 26 giugno 2014 l'Ufficio di Presidenza, su proposta del Collegio dei Questori, ha approvato l'indirizzo di recedere dai contratti di locazione relativi ai cosiddetti Palazzi Marini, recesso che potrà essere formalizzato non appena i documenti di bilancio per il periodo 2014-2016 saranno stati approvati dall'Assemblea. Non sfugge ad alcuno l'eccezionalità di una simile decisione, destinata ad incidere profondamente – oltre che sulla spesa di funzionamento della Camera dei deputati – anche sulle concrete modalità di esercizio del mandato parlamentare.
  È bene per questo ricordare come tale scelta si inquadri nel lavoro condotto dal Collegio dei Questori, sin dall'inizio della legislatura, sul tema della razionalizzazione degli spazi destinati all'attività parlamentare. La questione dei Palazzi Marini è stata in particolare affrontata tenendo in considerazione sia il profilo dell'entità della spesa – indubbiamente assai rilevante – sostenuta al riguardo, sia, allo stesso tempo, gli aspetti di contesto che caratterizzano in questa fase il lavoro in Parlamento. Da tale ultimo punto di vista, non vi è dubbio che la diffusione pervasiva delle tecnologie informatiche e della comunicazione a distanza ne abbiano radicalmente modificato le modalità operative, riducendo progressivamente il ricorso al supporto cartaceo e le conseguenti necessità di spazio fisico per l'archiviazione e la gestione di atti e documenti. In questo quadro, il Collegio e l'Ufficio di Presidenza hanno maturato la convinzione che la redditività di un investimento effettuato in un quadro organizzativo e tecnologico radicalmente diverso dall'attuale debba essere riconsiderata valutandone attentamente la sostenibilità, in particolare alla luce della perdurante crisi economica del Paese e della progressiva diminuzione delle risorse pubbliche disponibili.
  L'indirizzo di recedere dai contratti di locazione in esame è stato per altro definito nella consapevolezza delle rilevanti problematiche che la sua attuazione reca inevitabilmente con sé, a fronte dell'effetto positivo connesso all'abbattimento della spesa di funzionamento della Camera. Va tenuta in considerazione l'eventualità dell'attivazione di procedure contenziose, sia presso il giudice ordinario sia presso la Corte Costituzionale, la quale potrebbe pronunziarsi in merito alle disposizioni che hanno introdotto la fattispecie sulla cui base la Camera potrebbe esercitare il recesso dai contratti in questione. Inoltre, fermo restando il superamento dell'indirizzo inteso ad assicurare un ufficio a ciascun deputato, resta comunque l'esigenza di individuare una soluzione concretamente praticabile per garantire ai deputati adeguati spazi di lavoro. Su tale aspetto il Collegio dei Questori sta valutando le modalità per limitare il più possibile il disagio cui sarebbero inevitabilmente esposti coloro che dovessero perdere gli uffici attualmente loro assegnati, in primo luogo attraverso un programma di riordino e razionalizzazione degli spazi disponibili nei palazzi della Camera di proprietà demaniale. Si aggiunge a tutto ciò la necessità di ricollocare importanti servizi logistici. Da ultimo, ma non certo di minore importanza, non può non essere considerata la ricaduta che il recesso produrrebbe sui livelli occupazionali, posto che nell'ambito dei cosiddetti Palazzi Marini lavorano più di 200 addetti, la cui sorte – insieme a quella delle rispettive famiglie – non può certo lasciare indifferenti. Per quanto la materia non sia di diretta pertinenza dell'Istituzione parlamentare, si tratta di un dato di contesto che è importante tenere in adeguata considerazione all'atto di assumere ogni decisione al riguardo.
  Stante la complessità della tematica e il forte impatto che la sua definizione determinerà inevitabilmente, come detto, per la vita quotidiana dell'Istituzione parlamentare, l'Ufficio di Presidenza auspica che, in occasione dell'esame in Assemblea del presente bilancio di previsione, possa svolgersi sul punto un confronto ampio, che coinvolga tutti i Gruppi parlamentari e che consenta di enucleare gli indirizzi essenziali per portare a compimento tale difficile processo nel segno della massima sobrietà nell'utilizzo delle risorse pubbliche, preservando allo stesso tempo la dignità della funzione parlamentare e l'efficienza del lavoro nella nostra Istituzione.

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  Un ulteriore miglioramento del quadro finanziario del triennio 2014-2016 potrà derivare dal recepimento in seno all'ordinamento interno della Camera della disposizione – anch'essa contenuta nel decreto-legge n. 66 del 2014 – che fissa un tetto alle retribuzioni erogate a carico della finanza pubblica. Al riguardo, è in corso un approfondimento, condotto congiuntamente dal Comitato per gli affari del personale della Camera e dalla Rappresentanza per il personale del Senato, al fine della definizione di nuovi indirizzi per la contrattazione che saranno sottoposti a breve all'Ufficio di Presidenza, ai fini del successivo confronto con le organizzazioni sindacali. In esito a tale processo, sarà possibile individuare gli effetti finanziari conseguenti all'introduzione della disciplina di recepimento e registrarne l'entità nelle previsioni di bilancio del triennio in corso.

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  Prima di entrare nel merito delle misure di risparmio che hanno consentito di conseguire i risultati esposti nei prospetti finanziari, è necessario ancora segnalare come gli organi di direzione politica abbiano approfondito nel corso degli ultimi mesi talune questioni, evidenziate con particolare intensità nell'ambito della discussione dei documenti di bilancio relativi al triennio 2013-2015, sia in Ufficio di Presidenza, sia in Assemblea (anche mediante la presentazione di appositi ordini del giorno). Tra di esse, appare opportuno richiamare in questa sede, alla luce delle dirette conseguenze che la questione determina sull'equilibrio di bilancio dell'Istituzione, l'invito a valutare le modalità per uniformare lo status amministrativo dei deputati agli standard in uso non solo presso il Parlamento europeo, ma anche presso i Parlamenti dei principali Paesi del nostro continente, attraverso la sostituzione delle erogazioni finanziarie in favore dei deputati con l'attribuzione di servizi a carico del bilancio dell'Istituzione.
  Le analisi sinora condotte in proposito dal Collegio dei questori hanno evidenziato, in primo luogo, come l'attuale ammontare dell'indennità parlamentare corrisposta ai deputati sia senz'altro in linea con il livello delle indennità riconosciute ai colleghi dei Parlamenti dei principali Paesi europei. Assai articolata è invece la situazione dal punto di vista dei servizi attribuiti ai parlamentari in relazione al loro mandato istituzionale. In linea generale, si può per altro affermare che – pur nella diversificazione dei servizi e delle modalità con cui essi vengono erogati – i Parlamenti sopra citati vi provvedono sostenendo costi senza dubbio non inferiori a quelli che complessivamente gravano oggi sul bilancio della Camera. Per quanto riguarda il pagamento diretto, ad opera di quest'ultima, degli emolumenti per i collaboratori dei deputati, si è in particolare evidenziato come un processo di adeguamento che prendesse a riferimento sic et simpliciter il parametro europeo determinerebbe maggiori oneri per il bilancio della Camera.
  Alla luce di tali evidenze, ferma restando in linea generale la validità dell'indirizzo in questione, il Collegio dei Questori sta conducendo ulteriori approfondimenti sul tema, con l'intento di definire una proposta di riordino della materia per l'Ufficio di Presidenza nella prospettiva di una modifica del quadro finanziario dell'Istituzione nel corso del triennio 2014-2016.
  Gli organi di direzione politica si sono del resto già misurati con le problematiche sottese all'attuazione dell'indirizzo richiamato, con specifico riguardo alla disciplina delle spese telefoniche. Al riguardo, è stato necessario rivedere la decisione di non erogare ulteriormente rimborsi in materia sostituendoli con l'attribuzione di una scheda telefonica, alla luce del fatto che – con l'inizio della legislatura – numerosi deputati avevano già attivato in via autonoma contratti individuali con i vari gestori. È comunque stato fissato un tetto massimo al rimborso di tali spese che – come si preciserà più avanti – consente di conseguire un risparmio a regime, rispetto al sistema precedente, di circa 1,2 milioni di euro annui.

Le principali misure di risparmio

  Come detto in premessa, l'equilibrio del bilancio triennale 2014-2016 è stato conseguito attraverso un complesso di misure di risparmio che hanno consentito di ridurre il livello complessivo della spesa nel 2014 rispetto al 2013 e di mantenerne sostanzialmente invariato il livello negli esercizi 2015 e 2016. I comparti su cui si sono prodotti i principali effetti di risparmio testé richiamati riguardano la spesa per i deputati, per il personale in servizio e per il personale in quiescenza.
  Per ciò che attiene alla spesa per i deputati, l'Ufficio di Presidenza – nella riunione del 21 dicembre 2013 – ha deliberato di prorogare sino al termine del 2016 le misure di contenimento oggi vigenti in tema di indennità parlamentare e di rimborsi ai deputati, misure che sarebbero venute a scadenza nel 2015. L'effetto netto di risparmio derivante da tali misure sull'esercizio 2016 corrisponde a circa 47,6 milioni di euro circa (50,2 milioni di euro per minori oneri per deputati, deputati cessati dal mandato e imposte e tasse, detratti 2,6 milioni di euro per minori entrate contributive). In particolare, anche per il 2016 non si procederà all'adeguamento dell'indennità parlamentare – corrisposto per l'ultima volta nel 2006 – e continueranno ad applicarsi le misure di riduzione del suo ammontare già adottate, da ultimo nel 2012; parimenti, resteranno invariati alla misura già ridotta a partire dal 2011 i rimborsi per le spese di soggiorno e per l'esercizio del mandato parlamentare.
  In data 27 febbraio 2014, l'Ufficio di Presidenza ha altresì deliberato di modificare, a decorrere dal 1o marzo 2014, la disciplina in tema di rimborso delle spese telefoniche, superando il precedente regime (che ne determinava l'ammontare forfetario annuo pro capite in euro 3.100) attraverso la fissazione di un limite massimo al rimborso, per ciascun deputato, nella misura di euro 1.200 annui, da corrispondere sulla base della relativa documentazione giustificativa. Tale misura determina un effetto di risparmio quantificabile a regime, a decorrere dal 2015, in 1,2 milioni di euro annui.
  A tali misure si è accompagnata la rinegoziazione delle convenzioni con Alitalia, Trenitalia e NTV, da cui deriva una minore spesa, dal 2014, prevista in 320.000 euro annui (evidenziata al capitolo 100 – Spese di trasporto, nell'ambito della Categoria V).
  Per ciò che riguarda la spesa per il personale dipendente, le deliberazioni assunte dall'Ufficio di Presidenza, su proposta del Comitato per gli affari del personale, nella riunione del 4 dicembre 2013 hanno consentito di ridurre nel 2016 di 9,1 milioni di euro gli oneri per il personale in servizio. In particolare, una minore spesa, pari ad euro 8,7 milioni di euro annui nel 2016, consegue alla decisione di non erogare gli importi relativi all'adeguamento automatico delle retribuzioni per gli anni 2014 e 2015; una minore spesa, pari a 0,4 milioni di euro annui a decorrere già dal 2014, deriva dal riordino della disciplina delle indennità contrattuali e dell'indennità di missione.
  Per quanto riguarda il personale in quiescenza, viene conseguito nel 2016 un risparmio pari a 9,8 milioni di euro a seguito, anche in questo caso, della decisione di non erogare gli importi connessi all'adeguamento automatico dei trattamenti pensionistici per gli anni 2014 e 2015. A tali misure si aggiunge un minor onere per imposte e tasse, connesso ai minori versamenti IRAP, pari a 0,7 milioni di euro, sempre nel 2016.
  Va infine rammentato che, in data 4 giugno 2014, l'Ufficio di Presidenza ha deliberato l'applicazione ai trattamenti pensionistici erogati ai dipendenti della Camera in quiescenza del contributo di solidarietà sulle pensioni maggiori introdotto dall'articolo 1, comma 486, della legge di stabilità 2014. L'applicazione di tale misura anche ai trattamenti previdenziali erogati ai deputati cessati dal mandato determina nel 2014 una minore spesa previdenziale di circa 8,3 milioni di euro, che verranno restituiti al bilancio dello Stato.
  Ovviamente, ai risultati differenziali evidenziati dai prospetti finanziari hanno concorso numerosi, ulteriori interventi di revisione e razionalizzazione della spesa adottati dagli organi di direzione politica sostanzialmente in ogni suo comparto. Per il dettaglio dei relativi effetti sul bilancio di previsione 2014, raffrontati in particolare con le omologhe stime per il 2013, si rinvia al paragrafo successivo.

I dati finanziari – Esercizio 2014

  Per quanto riguarda le entrate, i dati finanziari per il 2014 evidenziano – al titolo I (Entrate da Bilancio dello Stato) – la conferma della riduzione del 5 per cento della dotazione rispetto all'ammontare del 2012. Il relativo importo resta dunque fissato in 943,16 milioni di euro.
  Il titolo II (Entrate integrative) registra una riduzione del 2,46 per cento rispetto all'anno precedente, attestandosi la previsione a 77,36 milioni di euro. Le minori entrate sono da ricondurre principalmente al capitolo 10 (Interessi attivi), per 1,5 milioni di euro, a fronte della diminuzione dei tassi d'interesse sui depositi rispetto all'anno precedente; al capitolo 30 (Entrate da contributi per il trattamento previdenziale dei deputati), per 1,7 milioni di euro; al capitolo 35 (Entrate da ritenute e contributi per il trattamento pensionistico), per 0,4 milioni di euro. Per quanto riguarda la contribuzione connessa al trattamento previdenziale dei deputati, essa decresce in particolare con riferimento alla voce relativa ai contributi di riscatto per l'assegno vitalizio. A seguito della complessiva revisione della disciplina, tale facoltà risulta infatti ampiamente ridotta e limitata a casi marginali. Dopo il picco registrato nel 2013, in corrispondenza con l'inizio della presente legislatura, la voce segna difatti un andamento in progressiva e drastica riduzione, passando da 1,9 milioni di euro del 2013 a 50 mila euro nel 2016.
  Per quanto attiene al versante della spesa, si ricorda che il livello della spesa effettiva di funzionamento, costituita dalla somma dei Titoli I e II (spese correnti e in conto capitale) è previsto in diminuzione dell'1,68 per cento rispetto al 2013, a conferma dell'andamento in costante riduzione segnato negli ultimi anni
  Nel dettaglio, le previsioni della categoria I (Deputati), pari a 145,2 milioni di euro, registrano una diminuzione dello 0,87 per cento, principalmente per effetto della riduzione della previsione di spesa del capitolo 5 (Rimborso delle spese sostenute dai deputati per l'esercizio del mandato parlamentare) determinata dalla nuova disciplina dei rimborsi per le spese telefoniche (cui si è fatto cenno sopra).
  Nella categoria II (Deputati cessati dal mandato), le previsioni, pari a 140,8 milioni di euro, registrano una lieve crescita (1,29 per cento) rispetto all'anno precedente, in corrispondenza con l'incremento delle risorse finanziarie occorrenti per il trattamento previdenziale dei deputati cessati dal mandato (Cap. 10). Va per altro segnalato che l'Ufficio di Presidenza ha deliberato l'applicazione ai trattamenti previdenziali attribuiti ai parlamentari cessati dal mandato, a partire dal 2014, del contributo di solidarietà previsto dalla legge di stabilità per il 2014 sui trattamenti pensionistici maggiori (articolo 1, comma 486). Le somme rivenienti dall'applicazione di tale contributo, per un totale di 0,27 milioni di euro all'anno, saranno versate al bilancio dello Stato.
  Le previsioni della categoria III (Personale in servizio) si riducono a 254,3 milioni di euro, registrando una diminuzione del 5,46 per cento sull'anno precedente, anch'esso a sua volta in diminuzione rispetto al 2012. Nel complesso la spesa della categoria negli ultimi due anni è diminuita di più di 30 milioni di euro (-10,78 per cento).
  La categoria IV (Personale in quiescenza) registra un incremento del 3,41 per cento rispetto al 2013, attestandosi la previsione a 234,6 milioni di euro. Negli ultimi due anni la spesa della categoria è aumentata di 15,7 milioni di euro, a causa dell'ampliamento della platea degli aventi diritto. Nell'ambito del capitolo 40 sono evidenziate le somme derivanti dall'applicazione al personale in quiescenza del già citato contributo di solidarietà previsto dalla legge di stabilità per il 2014, somme che, per un totale di 8,1 milioni di euro, saranno versate al bilancio dello Stato. Al netto del citato contributo, la spesa previdenziale resta sostanzialmente invariata rispetto all'anno precedente (+0,18 per cento).
  Nella categoria V (Acquisto di beni e servizi), le previsioni di spesa ammontano a 144,9 milioni di euro, segnando rispetto all'anno precedente una riduzione di 4,7 milioni di euro, con un decremento del 3,18. Nel 2013 la spesa per beni e servizi era già diminuita di 8,9 milioni di euro rispetto al 2012 (il 5,4 per cento in meno). Tale decremento è da ricondurre in larga parte ai minori oneri per i servizi di personale non dipendente (cap. 105), alla minore spesa per assicurazioni (cap. 120) ed alle minori spese per consulenze, noleggi e mobilità di cui al capitolo 130 (Beni servizi e spese diverse).
  Lo stanziamento della categoria VI (Trasferimenti), previsto in 32,9 milioni di euro, registra una diminuzione dell'1,88, integralmente riconducibile al capitolo 135 (Contributi ai Gruppi parlamentari), in cui la previsione si attesta alla misura di 32 milioni di euro.
  Le previsioni della categoria VII (Spese non attribuibili) ammontano nel complesso a 54,3 milioni di euro e registrano una diminuzione del 13,77 per cento rispetto all'esercizio 2013. Al netto degli effetti contabili connessi alla restituzione di 20 milioni di euro al bilancio dello Stato, evidenziata nel conto consuntivo 2013, le minori spese della categoria sono da ricondurre ai minori oneri legati alla verifica dei risultati elettorali (cap. 160) e di quelli per imposte e tasse (cap. 219).
  Nel complesso, il comparto della spesa corrente (Titolo I) segna una riduzione dell'1,99 per cento.
  Sul versante della spesa di parte capitale, la categoria VIII (Beni immobiliari) registra un incremento del 15,72 per cento rispetto all'anno precedente, per una previsione di 16,3 milioni di euro, in corrispondenza del programma di potenziamento delle infrastrutture tecniche nel settore audio-video.
  In riduzione sono le previsioni della categoria IX (Beni durevoli), che si attestano a 9,1 milioni, con una riduzione percentuale del 20,13, riconducibile in larga misura alla riduzione della spesa per le attrezzature informatiche (cap. 245).
  La categoria X (Patrimonio artistico, bibliotecario e archivistico storico), con una previsione di 1,4 milioni di euro, evidenzia una diminuzione del 5,54 per cento.
  La categoria XI (Somme non attribuibili), costituita unicamente dal capitolo relativo al Fondo di riserva di parte capitale, reca uno stanziamento pari a 3 milioni di euro.
  Nel complesso, il Titolo II (Spese in conto capitale), con una previsione complessiva di 29,9 milioni di euro, registra una crescita del 10,26 per cento, che corrisponde ad un importo, in termini assoluti, pari a 2,7 milioni. Come si può desumere dal bilancio triennale, l'ammontare delle spese relative al Titolo II evidenzia un processo di graduale riduzione, attestandosi nel 2016, ossia a conclusione del triennio, alle stesse grandezze del 2013.
  Le disponibilità finanziarie allocate nel fondo di riserva di parte corrente e in quello di parte capitale, pari nel complesso a 16,5 milioni di euro, rappresentano l'1,59 per cento del totale delle spese previste nell'esercizio e appaiono comunque sufficienti, in termini prudenziali, a far fronte alle eventuali esigenze che potrebbero verificarsi nel corso della gestione.
  Si ricorda da ultimo che ai capitoli 401 dell'entrata e della spesa – iscritti nell'ambito delle partite di giro – sono stati registrati gli effetti dell'entrata in vigore decreto-legge n. 149 del 2013, convertito dalla legge n. 13 del 2014, sull'abolizione del finanziamento pubblico diretto, la trasparenza e la democraticità dei partiti e la disciplina della contribuzione volontaria e indiretta in favore dei partiti stessi. Ai sensi del citato decreto-legge, i partiti e i movimenti politici non percepiranno più contributi pubblici diretti (rimborsi elettorali e contributi per il co-finanziamento dell'attività politica) in relazione alle elezioni svoltesi dopo l'entrata in vigore del decreto medesimo (28 dicembre 2013). Lo stesso decreto-legge dispone per altro che i partiti e i movimenti politici continuino ad usufruire – fino ad esaurimento, ma in ogni caso non oltre il 2016 – dei contributi pubblici diretti maturati in relazione alle elezioni svoltesi prima dell'entrata in vigore del decreto medesimo (28 dicembre 2013). Gli originari importi delle rate in scadenza saranno tuttavia decurtati del 25 per cento nel 2014, del 50 per cento nel 2015 e del 75 per cento nel 2016.
  Sempre nell'ambito delle partite di giro si segnala l'istituzione del capitolo 402, che espone la somma a carico del bilancio dello Stato da trasferire, per le esigenze del suo funzionamento, all'Ufficio parlamentare di bilancio per l'analisi e la verifica degli andamenti di finanza pubblica e per la valutazione dell'osservanza delle regole di bilancio, istituito dalla legge n. 243 del 2012. Analogo stanziamento, sempre a carico del bilancio dello Stato, è trasferito all'Ufficio medesimo da parte del bilancio del Senato della Repubblica.
  Come di consueto, le previsioni di cassa che accompagnano quelle di competenza sono espresse in termini di somma tra queste ultime e i residui. L'ammontare dei residui passivi, pari a 128,8 milioni, registra un incremento rispetto all'anno precedente (107,9 milioni di euro). Tuttavia, al netto dei residui legati alle quote da trasferire al Senato per il pagamento dei vitalizi nell'anno 2013, ammontanti a 16,3 (per altro già pagate nel corso del 2014) e al netto dei 20 milioni destinati alla restituzione al bilancio dello Stato in esito alla chiusura della gestione 2013, l'ammontare complessivo dei residui passivi risulta notevolmente inferiore (92,5 milioni di euro) rispetto all'anno precedente.

I dati finanziari – Esercizi 2015 e 2016

  Per quanto attiene agli esercizi 2015 e 2016, la dotazione resta fissata – come detto – in 943,16 milioni di euro per il 2015 e per il 2016. Sempre sul versante delle entrate, è da segnalare per il 2016 il venir meno del trasferimento di 40 milioni di euro a carico del Fondo di solidarietà degli onorevoli deputati.
  Il totale della spesa di funzionamento previsto per ciascuno degli anni del biennio – 1.040,9 milioni di euro nel 2015 e 1.043,2 milioni di euro nel 2016 – segna un modesto incremento di anno in anno (rispettivamente +0,3 e +0,2 per cento), potendosi ritenere sostanzialmente stabile in attesa della registrazione degli effetti finanziari derivanti dalle misure che saranno definite in tema di locazioni immobiliari e di limiti massimi alle retribuizioni dei dipendenti in servizio.

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  I prospetti finanziari comprendono ovviamente anche la tabella recante l'analisi funzionale della spesa, articolata sulla base delle missioni istituzionali della Camera dei deputati, secondo quanto previsto dall'articolo 3, comma 5, del Regolamento di amministrazione e contabilità. Si tratta dello strumento che, a fini conoscitivi, riaggrega le principali voci di spesa della Camera, al fine di una maggiore leggibilità del bilancio.

I deputati Questori
Stefano Dambruoso
Paolo Fontanelli
Gregorio Fontana